Zodiaco
La Bilancia troverà in questo piatto bellezza, forma ed equilibrio. Ma in questa analisi della stabilità dovrà cercare oltre, infatti “solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a spiegare cosa c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile.” Italo Calvino
Arte
The visitor di: Marlene Dumas

Ingredienti
- un carciofo
- cipollotto
- guanciale
- pecorino romano
- paccheri
- vino bianco
- limone
- 2 uova o più
- pepe nero
- 3 o 4 noci


Preparazione
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Preparate il carciofo affettandolo sottilmente dopo averlo pulito.
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Mettetelo in una ciotola con acqua acidulata da mezzo limone.
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Preparate il guanciale tagliandone due fette abbondanti, da cui leverete la cotenna e la parte superiore col pepe.
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Affettatelo e mettetelo in una padella senza aggiungere olio.
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Dopo tre minuti aggiungete il cipollotto affettato finemente e i carciofi sgocciolati. Fate cuocere per cinque minuti.
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Aggiungete un bicchiere di vino bianco e lasciate cuocere per altri cinque minuti.
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Preparate la crema di uova e pecorino tritando abbondante pecorino romano,
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aggiungendo i tuorli d’uovo e una spruzzata di pepe nero grattugiato al momento.
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Mescolate delicatamente il composto che diventerà una crema.
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Sbucciate e spezzettate delle noci.
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Lessate i paccheri (la cottura dei paccheri è attorno ai 15 minuti).
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Quando i paccheri sono cotti, versateli nella padella coi carciofi facendoli saltare per un minuto o due.
Levate la padella dal fuoco, aggiungete la crema di formaggio e uovo, mescolate bene e servite.
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Se necessario aggiungete una spruzzata di pecorino romano e dell’altro pepe nero.
Noterelle
Da Wikipedia “La parola italiana carciofo, insieme alle altre varianti dialettali e non, è una derivazione della
diffusione nel Mediterraneo dell'arabo خرشوف (ḵuršūf).
Nelle lingue e nei dialetti del Nord Italia solitamente viene chiamato "articiocco" o "articioc", termine simile
ad altre lingue europee continentali: in francese è "artichaut", in inglese "artichoke", in tedesco "Artischocke".
Nel meridione d'Italia le varianti conosciute si diffondono invece a partire dall'arcaismo siciliano che ci dà oggi "carciòffula/carcòcciula/cacòcciula" (lemma che ha mantenuto vivo il suffisso diminutivo), così come derivato dal siculo-arabo parlato in Sicilia fino all'XI secolo e dal quale anche deriva il maltese "qaqoċċa". È così che nelle Marche e in Abruzzo viene chiamato "scarcioful", in Campania "carciòffola", in Calabria "scarciòppulu" (plurale in -a), "cacciòffulu", "canciòffulu", in sardo campidanese si usa il termine "cancioffa" e in sardo logudorese "cartzoffa".
I termini utilizzati in spagnolo e portoghese, relativamente "alcachofa" e "alcachofra, sono derivazione diretta dall'arabo الخَرْشُوف (al-ḵuršūf).”