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25 FEBBRAIO 2025

TEATRO
DI STRADA
QUELLE VITE
SPERICOLATE

di LUIGI ALCIDE FUSANI


(Uno spettacolo dei Titanick)


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Lo spettatore che arriva in teatro, o in strada, dove si rappresenterà lo spettacolo, entra nel teatro o nella piazza e non sa nulla di quello che è successo prima, durante la preparazione dello spettacolo.

Offro una breve rassegna degli incidenti che sono accaduti prima di alcuni spettacoli di teatro di strada.

A volte si incappa nei capricci di qualche prima donna a cui “dà fastidio” qualcosa...

Vi immaginate un celebre narratore/burattinaio, che in una bella sera d'estate comincia il suo spettacolo alle undici di sera, perché prima “c'è quella luna, con tutta quella luce che mi dà fastidio”, oppure la coreografa di una compagnia di danza che sclera perché il tappeto antiscivolo fornito dal service non è di suo gradimento, e “noi”, noi non possiamo mettere a rischio l'incolumità dei suoi ballerini... A me è capitato.

Mi è capitato un venerdì pomeriggio di andare a Linate a ricevere i quattro componenti di una giovane compagnia spagnola; gli Yllana.

I “ragazzi” arrivano puntuali verso le due. Mi informano che bisogna aspettare che venga scaricato il loro bagaglio: non solo le loro valigie ma anche un pacco enorme contenente le scenografie.

Va bene, aspettiamo; ci vorrà una mezz'oretta.

Mezz'ora dopo le valigie arrivano. Le scenografie no.

L'ufficio informazioni ci tranquillizza. “Non preoccupatevi, il vostro pacco non ci stava sul vostro volo; è stato caricato sul volo successivo; sarà qui entro un paio d'ore”.

I ragazzi (baschi) sono di buon umore; ridono; la buttano un po' in “caciara”; ho l'impressione che lo facciano per me, dopo aver visto che io mi ero un po' alterato.

Aspettiamo due ore, tre ore, ma il pacco non arriva. Torniamo all'ufficio informazioni: il pacco è partito dalla Spagna, ma sull'aereo sbagliato. Adesso si trova ad Amsterdam...

Ci dicono che possiamo andare a casa tranquillamente e non dobbiamo preoccuparci.

Il pacco arriverà il giorno dopo, nel primo pomeriggio, e lo porteranno loro direttamente a casa... cioè in teatro, in tempo per il montaggio.


(Al Festival di Avignone)


Sono le sei di sera. Andiamo via. Bisogna trovare una soluzione. Incominciamo a ridere... e se domani lo mandano a Roma... chi va a Roma a ritirarlo? E se lo mandano a Casablanca? … a Città del Capo? A Pechino? Ci mettiamo a fare gli stupidi, facciamo la gara a chi dice la destinazione più lontana o più assurda.

Passato il momento di “stupidera”, torniamo coi piedi per terra.

Ci possiamo fidare... all'unisono “NO!”

E allora?

Hai un po' di soldi per comprare un po' di legno? Certo!

C'è un posto dove si possano comperare stoffe a buon mercato? Certo!

Hai un falegname di fiducia che ci possa aiutare? Certo!

E allora domani mattina comperiamo il necessario e ci facciamo una scenografia nuova... così una la lasciamo montata in Spagna, l'altra, quando dobbiamo andare in giro, la spediamo qualche giorno prima... La mattina dopo facciamo gli acquisti e alle dieci cominciamo a costruire.


(Uno spettacolo degli Yllana)


Alle quattro tutto è pronto. Alle cinque la scenografia è montata in teatro. Alle sei l'aeroporto telefona che il pacco è appena stato consegnato al corriere. Chiedono dove deve consegnare e che ci sia qualcuno ad aspettarlo. Alle nove meno un quarto, il pubblico ha già cominciato ad entrare in sala, si presenta il corriere. “Devo consegnare un pacco ingombrante... c'è qualcuno che mi aiuta a “scenderlo”(sic!). I ragazzi, che erano già nei camerini a prepararsi, ridendo e facendo caciara scaricano la loro scenografia e la sistemano in una angolo dietro il fondale.

Lo spettacolo è esilarante, il pubblico, che è coinvolto nella loro follia, ride senza freni, e alla fine mi ringraziano calorosamente.

Che gente splendida, quella con cui ho avuto la fortuna di collaborare! Non sempre, in verità...

Un giorno mi raccomandano Walter, un clown più o meno della mia età che conoscevo solo di fama.

Mi dicono che ha costruito un piccolo spettacolo di teatro di strada, molto poetico, ispirato a Prova d'orchestra di Fellini. Mi dicono che probabilmente è lo spettacolo più bello che abbia mai preparato; lo spettacolo della sua maturità.

Bene, lo inserisco nel programma e il giorno dello spettacolo sono lì sulla piazza per assistere.

C'è una colonna sonora con brani tratti dal film; Walter gioca con alcuni strumenti e recita frammenti tratti dallo spettacolo. In particolare incarna il vecchio custode della sala.

Ogni tanto si esibisce in qualche numero di giocoleria a tempo di musica. Carino.


(Teatro di strada a Sant'Arcangelo di Romagna)


Carino finché non si mette a giocolare con le clavette infuocate. Una gli cade in mezzo ai bambini che si alzano e scappano spaventati. Le mamme terrorizzate si precipitano a salvare i loro piccoli. Grida. Baraonda. Walter dopo aver recuperato la sua clavetta, con un sorriso disarmante esclama: “... ma cosa c'è!? Ma non è niente! È solo fuoco! Guardate!...” e passa la mano sulla fiamma.

Ma le mamme spaventate prendono i loro bambini e scappano in tutta fretta, non prima di avermi rivolto un'occhiata di rimprovero.

Lo spettacolo, ahimè riparte, e termina, con i soli bambini che sono rimasti... meno della metà.

Piccola catastrofe. Purtroppo non sono riuscito ad evitarla...

Invece, nel 2001, gli Xarxa a Corbetta e i Titanick a Magenta stavano lavorando contemporaneamente.

Ricordiamo che nel teatro di strada gli attori sono anche tecnici, manovali, elettricisti, montatori.

Gli Xarxa allestivano Veles y Vents. Scenografia pesante e impegnativa. Silvio, il mio assistente, era lì con loro ad aiutare, e pronto a intervenire per ogni evenienza. Io ero ad Abbiategrasso, nell'ufficio centrale del festival, quello che in Francia chiamano “La casa del festival”... c'era sempre qualche grana da risolvere.

A un certo punto ricevo una telefonata da Silvio che mi informa: “Sto portando in ospedale uno degli attori perché gli è caduta addosso un pezzo della scenografia che non era ancora fissato. Si è fatto male a una spalla e a un braccio... devo portarlo al pronto soccorso...”.

Una mitragliata di pensieri mi attraversa il cervello. “Speriamo che non si sia fatto troppo male... chissà se domani sera si riesce a andare in scena... se c'è bisogno organizziamo una sostituzione... al massimo lo sostituisco io... o Silvio... siamo a posto con l'assicurazione?... si, si mi pare proprio che siamo a posto...”.

Dico a Silvio di restare lì col ferito e di stare tranquillo. A Corbetta ci vado io.

Sono a Corbetta. Parlo un po' con Leandro che mi spiega come è successo. Mi dice che non mi devo preoccupare, il sostituto, eventualmente, ce l'hanno loro. Resto lì ad assistere un po' al montaggio, quando mi squilla il telefono. Una delle mie assistenti a Magenta, mi chiama... “Vieni subito... uno dei Titanick si è fatto male... bisogna portarlo in ospedale...”


(Veles et vents del gruppo Xarxa)


Cinque minuti dopo sono in piazza a Magenta. Uno degli attori ha la faccia e un braccio come se fossero stati passati sulla grattugia. Lo carico in macchina e chiamo Silvio che mi dice: “Abbiamo finito, tutto bene, niente di rotto, adesso lo riporto a Corbetta”; “... no aspettami lì... lo prendo io e te ne lascio lì un altro...”. Silvio scoppia a ridere.

Mentre viaggiamo l'attore mi spiega come è andata... aveva appena steso un filare di fuochi d'artificio, di quelli che si appendono in alto e quando vengono accesi creano un muro di scintille luminose che cadono al suolo. Aveva tagliato la parte che avanzava e aveva cercato di farne una matassa girandola intorno al braccio, come si fa quando si recuperano le corde in montagna...

Quando aveva finito di arrotolarla mancavano cinque centimetri per chiudere l'ultimo giro; ha dato uno strattone e i fuochi si sono accesi... il suo braccio era diventato tutto un fuoco d'artificio e lui non riusciva a farlo uscire dalla matassa, allora aveva cercato di strappare il filare a morsi, e così si era bruciato anche la faccia. Chiede scusa mille volte per il fastidio e ripete mille volte che è stata colpa sua, solo colpa sua, e lui è stato uno stupido.

Arrivo al pronto soccorso, io e Silvio facciamo scambio di infortunati.

La sera dopo a Corbetta c'è in scena l'attore di Xarxa che lavora con la spalla fasciata.

Due sere dopo a Magenta nella parata “Uccelli di fuoco”, un attore recita la sua parte con il braccio fasciato e la faccia incerottata. Nel teatro di strada non ci sono prime donne; per la gente del teatro di strada l'importante è che lo spettacolo vada in scena a ogni costo, e che piaccia.

Ripeto. Che gente splendida, quella con cui ho avuto la fortuna di collaborare!







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