28 MARZO 2025

TEATRO
DI STRADA
GIGANTI
E MACCHINE
IMPOSSIBILI

di LUIGI ALCIDE FUSANI






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Il teatro di strada non prepara il suo arrivo nelle città con grandi manifesti che annunciano che il giorno 32 di luglio 2027, la compagnia La lunga autostrada, presenterà in piazza d’Italia Il grande spettacolo “Le straordinarie avventure dell’arcitruffatrice e vagabonda Courage”... Interpretata dalla grandissima Eleonora Duse.

No. Niente annunci roboanti, niente nomi di grandi protagonisti della scena nazionale e internazionale, niente manifesti. No, il teatro di strada, o meglio il teatro urbano, arriva in silenzio, si presenta in piazza, scarica le sue scene, le sue macchine teatrali, e comincia a preparare l'allestimento. È solo questo che suscita la curiosità del pubblico e fa sì che il giorno dopo o due giorni dopo in piazza si riversino mille, duemila, tremila spettatori.



A volte, la compagnia arriva di notte, di nascosto, e di nascosto incomincia a preparare il proprio spazio.

È il caso dei Royal De Luxe. Una mattina a Le Havre, alla fine del mese di settembre del 1993, i cittadini si svegliano e trovano nella piazza principale della città, disteso per terra, un gigante caduto dal cielo. È Gulliver, e i cittadini che gli girano intorno insieme agli attori sono i Lillipuziani. Attorno al gigante si svolgerà uno spettacolo che durerà per ben tre giorni. Imbrigliato e legato a terra e già spettacolo di per sé: i bambini non vogliono andarsene, gli girano intorno, si avvicinano titubanti, hanno paura di toccarlo e finalmente a un certo punto, vinte tutte le paure, allungano la mano e scatta il contatto.

C’è chi sostiene che quel giorno sia la data ufficiale della nascita del grande teatro urbano.



Certo è che quel giorno si è capito, senza alcun dubbio, che uno dei cardini intorno ai quali ruota l'identità del teatro di strada è la scenografia urbana; non è come nel teatro-in-teatro in cui il cardine è il testo e la forza evocativa della parola.

Dopo quel settembre del '93, i Royal De Luxe inventano e costruiscono molti altri giganti: macchine sempre più complesse, animate da decine di attori-macchinisti.

Si tratta non di giganti stesi in mezzo alla piazza, ma di enormi marionette che lentamente camminano e si muovono.

Alcuni ricorderanno il “Rendez-vous di Berlino”: una creazione presentata dal 1° al 4 ottobre 2009 a Berlino per aprire i festeggiamenti per il 20° anniversario della caduta del Muro.

Due giganti, un palombaro uscito dalle acque del fiume e un bambino con una cerata gialla, a bordo di un battello, partiti da due punti opposti delle periferie della città, uno a est, uno a ovest, attraversano tutta la città fino a incontrarsi e abbracciarsi davanti alla porta di Brandeburgo.

Allo spettacolo ha assistito un milione e mezzo di spettatori. (Su Youtube si trovano ancora degli estratti significativi della performance berlinese).



Anche in Italia abbiamo qualcuno che eccelle, nel teatro di strada, per l'originalità, la complessità, e l'efficacia delle scenografie urbane.

Si tratta di Puccio Savioli del Theatre en Vol... una compagnia che ha la sua sede in Sardegna, a Sassari, ed è diretta, oltre che da Puccio, anche da sua moglie Michèle Kramers.

Puccio aveva cominciato a costruire scenografie di teatro urbano con il Teatro Nucleo di Horacio Czertok e Cora Herrendorf, ebrei di origine polacca i cui genitori si erano salvati al tempo del nazismo fuggendo in Argentina, da cui avevano poi dovuto scappare ai tempi del colpo di stato militare del 76.

A Horacio, alla Cora e al teatro Nucleo dedicherò un capitolo ad hoc.

Per loro Puccio aveva costruito, tra l'altro, le scenografie per il Don Chisciotte, uno spettacolo epico che era stato rappresentato sulle piazze di tutta Europa, credo, varie centinaia di volte, con uno straordinario successo.

Puccio e Michèle li avevo conosciuti una volta che ero andato vicino a Bergamo, sul lago di Iseo, al piccolo ma prezioso festival organizzato dal Silence Teatro. Volevo vedere l’ultimo lavoro di Paolo Nani, un mimo italiano che vive in Danimarca, che aveva riscosso, soprattutto all’estero, un grande successo. Alla fine dello spettacolo Luigi Pezzorri, il direttore del Silence, mi suggerì di andare a vedere, in una piazzetta non lontano da lì, lo spettacolo del Theatre en Vol: “Lassù le ali non hanno ruggine”. Era già cominciato, ma non serve vedere tutto, per capire.



Bene, arrivai nella piazzetta, scarsamente illuminata e vidi.

Vidi un personaggio poetico e tenero, ironico e patetico allo stesso tempo, che descriveva con gran sussiego le sue improbabili macchine volanti dai nomi ridicoli e costruite con materiali di rccupero forse provenienti da qualche sfasciacarrozze: Aggiavulà, il Ferricottero, l'Armoniciclo...

Ricordavano le macchine di Tinguely, di Calder, di Mirò...

Era il maestro Rotella, un Leonardo da Vinci in pantaloni bianchi da cavallerizzo fuori da ogni epoca, del tutto alieno rispetto ai dettami delle facoltà di ingegneria aeronautica. Una specie di Don Chisciotte in lotta più con i suoi incubi che con le leggi dell’aerodinamica.

Dopo poco Michèle, una figura esile e dolente, una specie di Antigone, incominciò il suo racconto. Un racconto di memorie dolorose che mostravano quanto patetici fossero i tentativi di costruire una realtà di fantasia del maestro Rotella.

Chi era quella donna? Una sopravvissuta di un campo di sterminio? A una catastrofe ecologica? Non capii subito. Compresi però che era portatrice di una memoria di eventi dolorosi non cancellabili.

Quando il Mastro Rotella riusciva infine, come in un sogno, a far attraversare la scena a una piccola macchina su un filo teso e a farla scomparire nel buio, senza che me le rendessi conto le lacrime della commozione avevano cominciato a scorrere.

Quello fu l’inizio della mia amicizia inossidabile con Michelle e Puccio, che purtroppo abitano lontani da casa mia, ma questo non importa.



Li ho invitati varie volte, qui in Lombardia.

L'ultima volta il loro spettacolo era una coreografia ispirata alla Guernica di Picasso.

Percussioni, musica, grida, fuochi, esplosioni, macchine nere di ferro, carri in movimento... una sarabanda indescrivibile. A poco a poco le macchine si accostavano accanto a un muro illuminato, e il pubblico riconosceva nella composizione, le figure tragiche dell'opera di Picasso.

Ricorderò sempre una donna che, alla fine dello spettacolo, dopo l'applauso scrosciante e liberatorio, emozionata e turbata mi si avvicinò e mi disse “Grazie, questo è lo spettacolo più bello che io abbia mai visto in vita mia”. “... ma, io l'ho solo scelto... venga con me... andiamo a dirlo agli attori... sono loro che hanno fatto lo spettacolo, sono loro che ci hanno messo la faccia... e sono loro che meritano il ringraziamento”.







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