Abelé 1757
champagne:
chardonnay
con il sorriso

di ILARIA GUIDANTONI

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Fondata a metà del XVIII secolo, Abelé 1757 è la quinta Maison più antica di Champagne, fiera di essere rimasta fedele a se stessa e alla tradizione, pur senza rinunciare mai alla ricerca di nuove declinazioni, mantenendo lo sguardo rivolto al futuro. Oggi questa Maison è incarnata da un duo composto da Marie Gicquel, Direttrice generale, e Etienne Eteneau, Chef de Caves, giovane di grande preparazione che ci ha accompagnato nella visita e che ha ‘rivoluzionato’ l’azienda dov’è entrato nel 2019, senza tradirne lo spirito. Anzi, il suo compito è di essere guardiano della tradizione di una casa che oggi è parte del Groupe Terroirs et Vignerons de Champagne all’interno del quale mantiene la propria indipendenza nello stile.


(L'ingresso dell'azienda)


Fondata dal belga Thédore Van der Veker, Abelé 1757 ha visto succedersi diverse figure importanti e in particolare Henri Abelé appunto, che ha dato il nome alla Maison e è stato il primo a introdurre la sboccatura à la glace. Non va però dimenticata Antoine de Muller, che ha introdotto la table de rémouage, e il cavalletto o pupitre che ha cambiato il lavoro in cantina. Lo stile è quello di combinare i territori attraverso un approvvigionamento delle uve che arrivano nella totalità da vignerons selezionati con un rapporto di esclusività per produrre piccole quantità di tutte le annate. Il lavoro è artigianale, dalla selezione delle diverse zone dei vitigni alla produzione, financo alla comunicazione e al posizionamento sul mercato. Abelé 1757 infatti non presenta cantine aperte al pubblico ma riserva le visite ai professionisti e distribuisce i propri prodotti nel solo circuito Horeca. Attualmente il 40% della produzione è destinata all’export, anche se Etienne Eteneau vorrebbe invertire il rapporto tra mercato interno ed esterno. L’idea non è di ampliare la produzione quanto di aumentarne il valore entrando in nuovi mercati, primo tra tutti il Regno Unito, per accedere poi a quello degli Stati Uniti e del Giappone. In Italia il consolidamento della presenza è invece già avvenuto con la famiglia Beretta per la distribuzione.


(Etienne Eteneau, Chef de Caves di Abelé 1757)


Nello Champagne Abelé 1757 il protagonista indiscusso è lo Chardonnay, nel gusto, la freschezza, la persistenza, la finezza del perlage ottenuto con una lunga maturazione; accanto all’aggiunta del vino di riserva, cominciato negli Anni Sessanta, che consente il mantenimento dell’identità e che il nuovo enologo ha aumentato. Di contro il dosaggio è stato abbassato proprio per sottolineare l’eleganza con l’obiettivo di avere equilibrio rispetto alla ricchezza degli aromi e grande cremosità. Una delle cifre del nuovo corso è il poignettage, che richiede la mano dell’uomo per conoscere e 'ascoltare' il vino e che favorisce il dosaggio, volutamente ridotto a 3 grammi. Questa tecnica consiste nell’effettuare velocemente un movimento di inclinazione delle bottiglie per rimettere i lieviti in sospensione e aumentare la quantità di mannoproteine. Operazione non meccanizzata, raramente praticata ormai nello Champagne, che comporta dodici poignettage ogni tre mesi e si svolge dall’inizio della presa di spuma fino alla crivellatura. Il risultato è nell’ampiezza del bouquet oltre che nella ‘tessitura’.


(Abelé 1757 Blanc des Blancs)


Idealmente si può seguire il viaggio del vino nelle cantine, dove lo champagne è fermentato in inox e talora nel legno ma è ancora visibile la parte della cantina in cemento smaltato, non più utilizzata; una parte delle cantine è sotterranea, ad una profondità di oltre 20 metri, un percorso fascinoso di circa due chilometri di cave di gesso modellate dalla mano dell’uomo nella roccia calcarea grezza. Il luogo ideale per la conservazione e l’invecchiamento di bottiglie preziose: buio, temperatura costante, livello di umidità stabile. Le arcate suggestive sono riprodotte nel logo della Maison e qui furono ospitati appartamenti e perfino una Cappella che poteva contenere 100 persone al tempo della Grande Guerra. La scelta di Etienne Eteneau, che ha condotto i propri studi a Parigi e Montpellier, la cui passione è però sbocciata in Occitania (in mezzo alle vigne di Grenache e Muscat vicino a Olonzac, nell’Hérault, dove trascorreva le sue estati nell’amata fattoria della nonna) è una gamma concisa e precisa in cui Abelé 1757 Brut e Le Sourire de Reims sono gli standard di riferimento. È per quest’ultimo, sia nella versione Brut sia Rosé, che Etienne ha creato una bottiglia di nuovo disegno, con le spalle più larghe, il collo più lungo e il color rovere.


(Le cantine sotterranee)


La nostra passeggiata degustativa inizia con Abelé 1757, Blanc de Blancs Extra-Brut, la nuova cuvée, che rivela l’essenza del suo spirito da oltre due secoli, Chardonnay e un 20% di vino di riserva, solo 3 g/l di dosaggio, sboccatura 2023. Lo Chardonnay è, come accennato, la firma dello stile Abelé che riunisce tre territori, la Côte des Blancs per il suo carattere minerale, il Sézannais per il suo carattere fruttato e infine il Vitryat. Il Maestro di cantina ha inoltre scelto di vinificare lo Chardonnay a bassa temperatura e di utilizzare solo questo vitigno in tutti gli sciroppi o liqueur di dosaggio. Il cuore della gamma presenta un trio con un dosaggio di 6g/l con tre personalità molto distinte, un vero esercizio di stile, senza poignettage. Non si può poi parlare di Abelé 1757 senza citare Les Riceys alla frontiera con la Bourgogne, zona deputata al Pinot Noir, che conferisce ai prodotti degustati una maggiore rotondità, un corpo che non è mai invasivo e che sostiene il ‘tutto pasto’. Il Rosé Brut è certamente una novità per la Maison e Etienne ha cambiato decisamente lo stile della Champagne che nella tradizione prevede l’aggiunta di vino rosso in una misura di circa il 10% allo Champagne Brut. In questo caso invece i vitigni sono al 50% Chardonnay e Pinot Noir des Riceys, ottenuto con macerazione. Prodotto di punta il Sourire de Reims Brut Millésimé anche in versione Rosé, al quale si è accennato.


(Le Sourire de Reims)


Quest’ultimo, macerato, è composto esclusivamente di Pinot Noir delle Colline a Les Riceys, realizzato in quantità molto limitate. Merita non solo per il gusto ma per comprendere lo spirito della Maison conoscere la genesi del Sourire de Reims che rivela il legame stretto con la città, l’unica azienda della Champagne ad avere il nome della città sulla bottiglia. La storia risale alla Prima Guerra Mondiale, quando la cattedrale era stata devastata e durante il grande incendio del 1914 un angelo dal sorriso enigmatico che accoglieva i pellegrini su una porta della cattedrale di Notre-Dame a Reims, decapitato, diventò l’emblema dei danni della guerra. Henri Abelé ne restò molto colpito e finanziò interamente il restauro della statua, figura della resistenza, ribattezzata “l’angelo del sorriso”.

Ultima nota da non dimenticare, tra l’altro molto apprezzata sul mercato italiano, la disponibilità per tutti i prodotti del formato Magnum e la presenza di grandi formati limitando quelli di grande taglia con una particolarità: l’esclusione dei travasi, pratica certamente, però meno rigorosa della prise de mousse effettuata direttamente nel formato definitivo. Per il 2025, infine, si attende una collezione in edizione limitata nuova sullo stile Maison, sfidando la possibilità di nuove interpretazioni senza allontanarsi dallo stile Abelé 1757.





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