La storia comincia con l’inizio del XX secolo, quando René Schloesser, giovane agricoltore lussemburghese, lascia il suo paese natale per la Champagne con l’idea di vivere in modo più confortevole; qui incontra Lucie Coutelas, giovane agricoltrice e vigneronne del comune di Romery. Si sposano nel 1927. Nel 1929, quando la grande crisi economica colpisce la Francia e i négociant decidono di non acquistare più le loro uve, René e Lucie decidono di commercializzare in proprio un loro Champagne. Nasce così la Maison. La partenza è con mille bottiglie che René porta lui stesso ogni mattina alla stazione di Damery, nel portabagagli del proprio mezzo verso Parigi dove la famiglia, che vive nella Capitale, si fa carico della vendita. Dopo la liberazione, nel 1945, le vendite di Champagne crescono e la produzione della Maison Schloesser aumenta gradualmente, salendo a 5mila bottiglie commercializzate essenzialmente a Parigi e Lione.

Suzanne, la figlia di René e Lucie, sposa Jean Tribaut, giovane operaio vigneron e commerciante di vini, nel 1950: le loro forze si uniscono nel nuovo marchio, Champagne Tribaut-Schloesser. Nel 1967 il figlio Jean-Marie si unisce loro per la gestione dei vigneti, che nel frattempo si sono ampliati, e la gestione della cantina, per poi dedicarsi totalmente allo sviluppo commerciale. La costruzione dell’attuale cantina risale al 1980. Vengono acquistati vari tipi di botti per affinare e creare lo stile Tribaut. È nel 1986 che la Maison comincia a spedire le bottiglie in Germania, Belgio, Gran Bretagna, Svizzera e Stati Uniti; mentre in Italia è distribuito da Ca' di Rajo Group. Negli Anni Novanta Jean-Marie e suo fratello faranno prendere alla Maison un’altra dimensione, cominciando ad acquistare uve anche da altri produttori locali. Oggi in azienda c’è la quarta generazione che continua la tradizione. In azienda sono entrati anche Sébastien e Valentin, i due figli di Jean-Marie.

Attualmente Tribaut-Schloesser vinifica l’equivalente di 40 ettari della proprietà familiare, ma anche da approvvigionamenti esterni nella parte più isolata della Valle della Marna, addossata alla Montagna di Reims: è la Valle del Brunet, dove suoli argillosi e calcarei tipici della Valle della Marna incontrano le crete della Montagna di Reims, le “Crayères”, “Pitance" e "Mère Vignes" la cui esposizione sud-sud est permette un irraggiamento ottimale che rende lo Chardonnay gourmand, ma fruttato con una buona mineralità mentre il Pinot Noir e il Meunier sono tesi e con buona acidità. Da due anni l'azienda ha scelto il regime biologico, un grosso progetto partito 8 anni fa, che richiede più lavoro e un modo diverso di operare, ad esempio lasciando l'erba nei vigneti, stile inconcepibile anche solo per la generazione precedente. L'idea risponde a una visione culturale di protezione dell'ambiente che non differisce tanto nel gusto del prodotto. Per ora la comunicazione in tal senso non è stata mirata, anche se sui paesi del nord Europa questo orientamento è accolto in modo favorevole. La produzione artigianale pur sposando la modernità mantiene un forte attaccamento alle radici e che è stata premiata con il conferimento della Medaglia d'oro per il Concorso Mondiale dello Chardonnay.

Abbiamo avuto l'occasione di degustare uno Champagne non Millesimato, Vallée du Brunet, dal nome del fiume della zona, dosage zéro, realizzato con il 40% del vino della réserve perpetuelle e i vitigni Pinot Noir e Meunier. Benché sia un Brut Nature non risulta troppo secco, con un coté gourmand, consigliato anche da abbinare al cioccolato fondente. La Vallée Brunet Blanc de Chardonnay - questa la denominazione che l'azienda preferisce rispetto alla dicitura Blanc de blancs - 100% Chardonnay ha un 40% di vino di riserva, Extra Brut con un dosaggio di 5 g/l, elegante, è la Cuvée faro della Maison. Quella di punta è invece la Cuvée René, dedicata al fondatore, tirage dell'aprile 2016 e sboccatura febbraio 2023, un'esplosione di sentori con un lato brioche, frutti canditi, cremoso. La storia curiosa è che questo prodotto nasce dalla richiesta del pubblico che voleva un nuovo ‘Dom Pérignon’, un simbolo al quale i francesi sono molto affezionati: così nasce con il nome del fondatore il tappo all'antica con la cordicella e i disegni delle etichette, vecchio stile, realizzati con uve riciclate. Le uve provengono dalle parcelle di Crayères, nel comune di Romery e Crossats, nel comune di Ecueil e si compongono per il 70% di Chardonnay invecchiato 5-6 anni in tini e per il 30% di Pinot Noir, con un dosaggio di 5 g/l.
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