La notizia è che Maurizio Nichetti torna alla regia di un film dopo quasi venticinque anni che, come sostiene lui stesso, non sono però passati invano grazie a plurime attività di insegnamento (IULM, Centro Sperimentale di Cinematografia) e di organizzazione culturale (festival, rassegne…).
Per tornare sul grande schermo, impresa non priva di qualche difficoltà, Nichetti sceglie la strada che gli è consona attraverso tematiche narrative e atmosfere umane che gli sono congeniali.
Come è noto, il suo modo di fare cinema è pulito e pacato, persino sognante, senza inutili intemperanze, turpiloqui o sgradevolezze di sorta. In “Amichemai”, che in questi giorni ha iniziato la sua avventura sugli schermi italiani, si incrociano i destini di due donne molto diverse tra di loro, ma più che opportunamente complementari. Anna (Angela Finocchiaro) è una veterinaria di mezza età con un marito perennemente in trasferta lavorativa (in Bulgaria), una figlia medico, un nipote videodipendente e un padre grande anziano affidato alle cure della badante turca Aysè (Serra Yilmaz). La famiglia vive a Trieste dove si respirano arie salubri e quasi rilassate.
Quando il vecchio padre serenamente parte per l’altro mondo, si scopre dal suo testamento che ha lasciato in eredità all’amorevole assistente il suo vecchio letto con antica testata di legno che contiene però una sbalorditiva sorpresa. Si presenta ora la necessità di trasportare il mobile in Turchia perchè Aysè insiste per tornare a casa sua. Pur di liberarsi il più in fretta possibile della donna nei confronti della quale nutre una evidente antipatia, Anna decide di accompagnarla, caricandola sul proprio pick-up di colore giallo, nuovo di pacca, insieme alla misteriosa testata.
Ben presto superato il confine con la Slovenia, inizia un movimentato road movie che porterà le due donne, sempre reciprocamente diffidenti, a misurarsi con accadimenti vari, compresa una visita “a sorpresa” al maritino latitante di Anna. Al termine del viaggio, la donna scopre un mondo a lei sconosciuto di cui Aysè possiede amabilmente la chiave di lettura.
“Amichemai” sembra rievocare un cinema d’altri tempi in cui prevalgono garbo, ironia e incanto, tutte qualità poco frequentate in questi nostri bui tempi. La chimica tra Anna e Aysè funziona perfettamente, permettendo ad Angela Finocchiaro e a Serra Yilmaz di essere autentiche e credibili nei loro ruoli volutamente contrapposti.
Nichetti ritrova la verve delle sue opere migliori introducendo, in parallelo, immagini del back stage del film che permettono di avere immediatamente una lettura ironicamente corroborante e rasserenante. Divertente l’idiosincrasia del regista per i droni, di cui molto spesso si abusa nella realizzazione di una impresa cinematografica.
All’origine del film si colloca l’ormai antica amicizia tra Nichetti e Angela Finocchiaro, a partire da “Ratataplan”, primo film del regista del 1979. La sintonia dell’intero cast permette poi al film di essere godibile e rassicurante, dove gli espedienti più rimarchevoli rimandano anche a tematiche di sicura drammaticità come il fenomeno del riscaldamento globale che, nel film, ha una rilevante funzione narrativa.
“Amichemai” poi esprime l’assoluta onestà intellettuale di Maurizio Nichetti, di cui il cinema avrebbe notevole bisogno. Nel finale, uscendo da una proiezione nel teatro Rossetti di Trieste, c’è anche un omaggio a Giorgio Strehler, maestro assoluto del teatro mondiale, che Nichetti a modo suo aveva già celebrato in “Ho fatto splash” (1980) dove, peraltro, Angela Finocchiaro era la protagonista femminile. Suggestive le musiche di Carlo Siliotto, mitico componente del Canzoniere del Lazio.
Forse un tempo “Amichemai” sarebbe stato qualificato come film per famiglie, il che oggi potrebbe essere considerata una limitazione. Sicuramente non è così, è piuttosto un film per evadere con empatica partecipazione.
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