Vite comuni
e spericolate
Gli ultimi racconti
di Lucia Berlin
Una recensione di
GABRIELLA DI LELLIO
Lucia Berlin (Alaska 1936 - California 2004) è una gran voce della letteratura americana contemporanea. In Italia è stata scoperta tardi e anche negli Stati Uniti ebbe poco successo mentre era in vita, nonostante l’American Book Award ricevuto per la raccolta “Homesick”(1991). Ha scritto solo racconti al femminile, pubblicati dalla stessa casa editrice di John Fante e Charles Bukowski, la Black Sparrow Press, ancor prima della Farrar Straus, ma pochi li leggevano. Una interprete d’eccezione del genere definito ‘auto-fiction’, dalla fortuna postuma, dodici anni dopo la sua morte.
Il libro “Una nuova vita”, pubblicato da poche settimane (Bollati Boringhieri, 2024, pag. 256, 17 euro, con la traduzione di Manuela Faimali) raccoglie ciò che resta di inedito del lavoro della scrittrice: saggi, diari, bozzetti e tentativi abbandonati. Per chi ama Lucia Berlin, questa raccolta è un qualcosa di prezioso, per chi non la conosce è un punto di partenza per scoprirla.

Una nuova vita - racconti, saggi, diari
di Lucia Berlin
Bollati Boringhieri editore
17 euro
Figlia di un ingegnere minerario, costretto per lavoro a spostare di continuo la propria famiglia, e di una madre alcolizzata, trascorse l’infanzia nelle città minerarie del West, fino al Messico e infine al Cile, dove Berlin abitò da adolescente, in una delle trentatré case che cambiò nel corso dell'esistenza. Il percorso della sua vita potrebbe tracciare una linea immaginaria che percorre l’America da nord a sud. Inizia a pubblicare i suoi primi racconti nel 1960, all’età di ventiquattro anni, su varie riviste: The Noble Savage, The New Strand, e successivamente sull'Atlantic Monthly e il New American Writing.
La scrittrice ha vissuto una vita difficile, fatta di trasferimenti, di abusi in famiglia, di amori finiti male, di lotta all'alcolismo con ripetuti ricoveri, le conseguenze di una scoliosi che dall’età di dieci anni la costrinse ad indossare spesso busti di acciaio, la malattia e la morte dell'amata sorella. Le esperienze di vita e di madre single diventano un materiale prezioso che usa per raccontare sé stessa con talento, offrendolo ai lettori con la capacità di sorprenderli. Storie minime, da quelle sulle colleghe di un call center all'anziano vicino di casa con cui raccogliere le mele. Lì dentro sono tessuti i suoi pensieri, le sue noie e le su paranoie.

Capace di ironia, si definisce “una donna con un passato, anzi con molti passati”. Per mantenere se stessa e i suoi quattro figli fece i mestieri più disparati, presi e mollati senza mai smettere di scrivere: l'insegnante precaria, la centralinista, la domestica. Negli anni ‘90 insegnò alla Colorado Boulder University.
La scrittura “è un posto dove andare…” spiegò in un’intervista del 1996. “Quando ho cominciato a scrivere ero sola. Il mio primo marito mi aveva lasciata, avevo nostalgia di casa, i miei genitori mi avevano ripudiata perché mi ero sposata giovanissima e avevo divorziato… Scrivevo per tornare a casa… perciò scrivo, per fissare la realtà.”
Per Lucia Berlin il posto in cui sentirsi a casa, non è ‘la stanza tutta per sé’ auspicata da Virginia Woolf per ogni donna che voglia scrivere. Berlin si arrangia come può. Arrivata a 31 anni con tre divorzi e quattro figli, quella stanza riesce a trovarla soltanto la sera dopo cena: è la cucina. Ed è il figlio secondogenito, Jeff, a ricordare la madre al tavolo dove di solito mangiavano, con una bottiglia di bourbon accanto mentre loro già dormivano - e spesso venivano svegliati dal suono della macchina da scrivere. Forse anche per questo Jeff diventa il curatore di questi scritti postumi, per fissarli per sempre.
I racconti di Lucia Berlin sono esercizi di scrittura e di amore, quasi un tentativo di portare in salvo qualcosa della vita. Come il figlio scrive nell’introduzione, “dopo la sua morte, avvenuta nel 2004, sono stati ripubblicati sessantacinque suoi racconti. Questo libro raccoglie i dodici restanti, oltre ai due rimasti inediti dai tempi dell’università… tutti gli scritti disponibili e presentabili di Lucia Berlin non inseriti in “La donna che scriveva racconti” (2016), “Sera in paradiso” (2018) e “Welcome Home” (2019)… Il titolo della raccolta è tratto da uno di questi racconti: è la storia buffa di una signora di una certa età che all’improvviso decide di sparire, trovando la sua vita noiosa e insopportabile… Il racconto si apre con una citazione di Čechov, da Zio Vania: “ 'Capisci, se fosse possibile vivere il resto della vita in qualche modo, in modo nuovo. Svegliarsi in un limpido, quieto mattino e sentire che la vita ricomincia daccapo, che tutto il passato è dimenticato e si è dissolto come il fumo'. La trama era divertente, ma mi rattristava che avesse immaginato una nuova vita così banale per la sua protagonista…”
Nella raccolta ogni racconto, saggio e diario è preceduto da una nota del curatore che lo colloca nel tempo e nel contesto storico preciso della vita della madre, fornendo dettagli su chi fossero i personaggi rappresentati nella vita reale, sulla fonte d’ispirazione o sul perché sia stato scritto. Quasi ripercorrendo a tappe la vita della madre, una donna in fuga che non rinuncia a sognare una nuova vita.

Lucia Berlin si sentiva un fallimento, come moglie e come madre, e tutti gli anni di scrittura le erano valsi pochi riconoscimenti e gratificazioni. Eppure in ogni riga traspare la gioia di essere al mondo. A conclusione della raccolta, Jeff Berlin aggiunge una cronologia sintetica della vita della autrice: “Essendo stato presente per gran parte della vita di mia madre (insieme ai miei fratelli) - scrive - e avendo condiviso alcune tra le sue esperienze peggiori (e migliori), credo di poter dare un contributo fondamentale per gettare luce sulla sua vera storia. Mi sono basato sui miei ricordi... e sulla lettura di centinaia di lettere che Lucia spedì ad amici e colleghi.”
Questa pubblicazione serve a chiudere il cerchio di tutto il materiale scritto da Lucia Berlin. La raccolta ‘a cura del figlio’ sembra essere la cura dell’amore per le tante vite della madre, una donna molto bella che racconta la sua vita in piccoli quadri di scrittura. In fondo, scrivere e leggere sono forme di amore e di cura.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI FOGLIEVIAGGI
© Tutti i diritti riservati