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Milano
che mescola
il mondo

De Sica, Zavattini
e un mito del cinema

Una recensione di
MASSIMO CECCONI

(Foto di Mario De Biasi © Archivio Mario De Biasi
Per gentile concessione di Silvia De Biasi)

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Si deve alla tenacia competente di Sergio Seghetti, bibliotecario milanese di lungo corso, e alla competenza tenace di Valentina Fortichiari, saggista e giornalista, nonché nipote di Cesare Zavattini, la confezione di un volume dedicato al film capolavoro di Vittorio De Sica, tratto da un romanzo dello stesso Zavattini.

A ulteriore merito dei curatori va detto che nel 2024 cadeva il cinquantesimo anniversario della scomparsa di De Sica che è stato ricordato, tra l’altro, con l’importante mostra “Tutti i De Sica”, a cura della Cineteca di Bologna, visitabile ancora in quella città presso la Galleria Modernissimo sino al 9 febbraio.

miracolo


Miracolo a Milano
parole, immagini e immaginari

a cura di Valentina Fortichiari
e Sergio Seghetti

Oligo edizioni
22 euro

“Miracolo a Milano. Parole, immagini e immaginari” (Oligo Editore), presentato di recente nel corso della kermesse milanese “Bookcity”, è un compiuto mosaico che raccoglie scritti critici, testimonianze, fotografie e disegni che raccontano con dovizia di particolari e di curiosità il complesso e travagliato percorso della realizzazione del film, la sua gestazione e la sua definitiva consacrazione come uno delle opere più amate e citate della storia del cinema.

Non è un caso che la scelta di realizzare il film a Milano (“la città che mescola il mondo”, come ebbe modo di scrivere il poeta Franco Loi) nel 1950 abbia rappresentato un ulteriore valore espressivo e narrativo che il racconto di Cesare Zavattini “Totò il buono. Romanzo per ragazzi che possono leggere anche gli adulti”, pubblicato nel 1943, già in gran parte conteneva, ancorché ambientato nell’immaginaria cittadina di Bamba, espressione che a Milano non risulta essere esattamente un complimento.



La prima milanese del film, al cinema Missori l’8 febbraio 1951, non ebbe quella accoglienza che gli autori si auguravano, ma questo non gli impedì di vincere pochi mesi dopo il Festival di Cannes, come ricorda nel suo contributo Paolo Mereghetti, primo di numerosi premi raccolti in varie parti del mondo. Scrive Mereghetti: "Oggi, a rivederlo, si resta ammirati per la lucidità dello sguardo (preveggente verrebbe da dire, di fronte ai problemi degli emarginati e dei meno fortunati), per la prova e la direzione degli attori (con un Paolo Stoppa da premio nel ruolo dell’invidioso Rappi. Per non parlare delle comparse, molte trovate all’ospizio Trivulzio di Milano), per le invenzioni comiche e satiriche…".

Insomma uno dei film più straordinari della storia del cinema, per i suoi autori e, perché no?, anche per Milano, dove un tempo lontano accadevano miracoli.

Un film il cui risultato, come scrive Paolo Baldini nell’introduzione, "è una sinfonia della povertà e della speranza", mentre Giovanna Rosa ricorda le parole di Vittorio Spinazzola secondo cui il film è "un apologo ironicamente favolistico della lotta di classe".



Si ricorda, tra l’altro, che al tempo l’opera scontentò sia la destra che la sinistra in una sorta di rimozione generale di quei valori che il film invece vuole sostenere.

Per altro Zavattini sosteneva che l’intento del film era esprimere "la meravigliosa uguaglianza degli esseri umani".

Va anche ricordato che il primo titolo scelto da De Sica e Zavattini era il provocatorio "I poveri disturbano", che i distributori del film chiesero e ottennero di cambiare per non incorrere nelle ire del governo di allora, come ricorda Gualtiero De Santis.

Nel suo contributo Maria Carla Cassarini racconta che, prima di diventare romanzo, "Totò il buono" era un soggetto cinematografico, pubblicato sulla rivista 'Cinema' nel 1940, dove Totò avrebbe dovuto essere interpretato dal Totò per antonomasia vale a dire il principe Antonio De Curtis in persona che poi, per motivi vari, non fece più parte del progetto.

Nel suo testo, invece, Simona Ballatore mette in evidenza le numerose azioni che, in anni recenti, sono state messe in atto da associazioni varie e istituzioni pubbliche per ricordare i luoghi dove il film venne girato, a partire dal pratone prospiciente la ferrovia nel quartiere milanese di Lambrate. Al punto che tutti gli interventi realizzati hanno ora assunto la denominazione di MUM (Museo Urbano Diffuso Miracolo a Milano).

Tra gli altri, particolare rilevo ha assunto un enorme murale realizzato sulla parete esterna di un edificio pubblico in via Valvassori Peroni che riprende i temi più salienti della pellicola.



I vari contributi critici del libro permettono di conoscere il clima creativo in cui il film venne realizzato, le baruffe tra De Sica e Zavattini, il loro rapporto con Milano, l’assoluta libertà espressiva del racconto cinematografico, i personaggi della cultura coinvolti (tra cui Dario Fo) e gli interpreti tutti straordinari da Emma Gramatica a Francesco Golisano, da Paolo Stoppa ad Anna Carena senza dimenticare Brunella Bovo, Arturo Bragaglia, Virgilio Riento, Erminio Spalla e le incredibili comparse.

Tra coloro che hanno portato un loro contributo, oltre a quelli già ricordati e senza far torto a nessuno, compaiono la stessa Valentia Fortichiari, Stefania Parigi, Patrizia Carrano, Studio Azzurro e Luca Crovi.


leggi anche MIRACOLO A MILANO, la mostra


Nell’insieme, si configura un prezioso materiale per capire, apprezzare e anche condividere lo spirito di un film che ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo.

Resta da dire del ricco apparato iconografico che, attraverso fotografie e disegni, permette di vedere e conoscere i luoghi dove il film è stato girato e le figure dei suoi autori e dei suoi interpreti.

Tra tutte meritano una particolare citazione le bellissime fotografie scattate sul set da Mario De Biasi, quasi tutte inedite, recentemente ritrovate dalla figlia Silvia e messe a disposizione per il volume

Tra le testimonianze è curiosa quella di Cochi Ponzoni (notissimo in duo con Renato Pozzetto) che, ragazzino di nove anni, venne portato dal padre a vedere le riprese del film in piazza del Duomo, quella stessa piazza dalla quale, nel famosissimo finale del film, a cui si ispirò anche Steven Spielberg per il suo E.T.-L’Extraterrestre, i barboni prendono il volo a cavalcioni delle scope dei netturbini "verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno".




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