La scorsa settimana Donald Trump ha licenziato 1.000 dipendenti del National Park Service statunitense, 3.000 del Forest Service, 1.000 Park Ranger e 400 dell'EPA, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Il National Park Service è l’agenzia federale incaricata della gestione dei parchi nazionali, dei monumenti nazionali e delle aree protette.

La risposta dei dipendenti del Parco di Yosemite, in California, non si è fatta attendere. Nel periodo di febbraio il parco ha un picco di visitatori. Al tramonto, la luce del sole è alla giusta angolazione per creare un effetto noto come firefall, la cascata Horsetail si tinge di arancione come fosse fatta di fuoco. Sabato 20 febbraio, però, accanto alla cascata si è fatta notare una grossa bandiera statunitense, alta 10 metri e lunga 16, appesa al contrario. Si tratta di un gesto - stavolta di protesta - che tradizionalmente segnala situazioni di grave pericolo o difficoltà.

Il presidente americano ha poi annunciato la nomina di Brian Nesvik, militare di carriera della Guardia Nazionale con una lunga storia di uccisione di lupi e grizzlies, alla direzione dello U.S. Fish and Wildlife. “La nomina di Nesvik” - spiega Danilo Selvaggi, direttore generale della LIPU-BirdLife Italia - “è stata accolta con entusiasmo da cacciatori, agricoltori e vari amministratori statali, anche in relazione alla possibile revisione della legge federale sulle specie protette, in modo da dare più poteri diretti agli stati, ad esempio nella gestione dei grizzlies.”
(Foto Sierra Club)
Questi licenziamenti senza precedenti sono parte del piano di tagli alle agenzie federali condotto dal Doge, il Department of Government Efficiency, voluto da Donald Trump e presieduto da Elon Musk. Non si tratta di un dipartimento ufficiale del gabinetto degli Stati Uniti, ma di un’organizzazione governativa temporanea e, in quanto tale, ha una data di scadenza scelta non a caso, il 4 luglio 2026. Fa parte della spinta dell’amministrazione americana a tagliare le spese federali e la burocrazia.

Molti lavoratori hanno scoperto di essere stati eliminati dal sistema ancor prima che venisse loro notificato. I licenziamenti lasciano un vuoto enorme nelle attività essenziali di conservazione delle aree naturali: dal mantenimento e la pulizia dei sentieri e la gestione dei rifiuti alla sicurezza e la formazione delle persone che visitano i parchi fino alla gestione di emergenze ambientali, come gli incendi sempre più frequenti.
Le politiche ambientaliste e quelle di contrasto alla crisi climatica sono state già schernite a più riprese dal presidente americano, che segue una concezione pre-ecologica della realtà: l'egemonia non è dei diritti, della scienza e della relazione ma della forza, dei fucili e della frontiera. Insomma, non un semplice attacco alle leggi ambientali.

La rimozione di migliaia di operatori naturalistici e la loro sostituzione con funzionari ‘Maga’ -Make American Great Again- anticipa lo smantellamento cognitivo e normativo della conservazione della natura negli Stati Uniti, delle conoscenze scientifiche e delle leggi, dando il via libera a una potente serie di interventi estrattivi, di gas e petrolio, dentro o a ridosso dei territori protetti.
I tagli riguardano com'è noto tutte le agenzie federali, incluse quelle legate alla ricerca medica, all’assistenza sanitaria e alla ricerca scientifica e climatica, come la Nasa e la Noaa (l’Amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera), essenziali per capire come cambia l’ambiente che circonda. Riusciranno gli americani a difendere una visione del mondo e un secolo di storia, da Yellowstone e Yosemite ad oggi, nonchè l'opportunità di affrontare al meglio i dilemmi del futuro a prescindere da Donald Trump?

Quattordici procuratori generali democratici - New Mexico, Arizona, Michigan, California, Connecticut, Hawaii, Maryland, Massachusetts, Minnesota, Nevada, Oregon, Rhode Island, Washington e Vermont - hanno intentato una causa contro il Dipartimento per l’Efficienza del governo, e in particolare contro Elon Musk, chiedendo un ordine restrittivo temporaneo per impedire licenziamenti e l’ottenimento di informazioni e dati sensibili per sette agenzie federali, visto che non è stato eletto. Ma secondo il giudice federale di Washington Tanya S.Chutkan la richiesta non può infatti essere accolta perché i quattordici procuratori non hanno fornito esempi specifici di come il team di Musk, con il suo operato, starebbe causando danni agli Stati in questione o ai loro cittadini.

Il processo ha scoperto il vaso di Pandora del Doge. È emerso che Musk non è a capo del Dipartimento. Il suo ruolo è quello di consigliere senior del Presidente e un dipendente della Casa Bianca. In carica nel Department of Government Efficiency, non ne è l’Amministratore. L’ordine esecutivo firmato da Trump che istituisce lo United States Doge Service (USDS) ne prevede uno. Secondo i media Usa due potrebbero essere i capi del Doge con poteri non indifferenti: Steve Davis, braccio destro di Trump da anni e Brad Smith, un funzionario della prima amministrazione di The Donald.