CINQUE TERRE
E MURI A SECCO
I 'GUARDIANI'
DEL CLIMA

(immagine da pixabay)

“La pianura si difende dal monte”, recita un vecchio detto della fine dell' Ottocento, quando i versanti montani, deprivati della superficie forestale sacrificata per il pascolo e l’agricoltura, rappresentavano un grande rischio a causa del dissesto idrogeologico, e mettevano in pericolo i paesi del fondovalle.

Oggi l'argomento torna di attualità. Per conformazione e caratteristiche meteo-climatiche il nostro paese è a elevato rischio, e l'eccesso di antropizzazione accresce l'emergenza. L'Italia è tra i paesi più colpiti al mondo dal dissesto idrogeologico e dal degrado del terreno superficiale, sia esso roccioso, coperto da suolo o costruito. Gli eventi estremi - alluvioni, frane - e l’abbandono delle attività di cura e manutenzione del territorio ci mettono di fronte a nuovi, pressanti allarmi.



Saranno i muri a secco i nostri alleati nell'affrontare la crisi climatica? Nel territorio ligure delle Cinque Terre i tradizionali manufatti, un po' un simbolo di quel paesaggio, sono in effetti strutture essenziali per la stabilità idrogeologica e la conservazione del paesaggio agrario storico. Il tema è stato affrontato il 27 marzo alla Libreria Spazio Sette a Roma, in una iniziativa titolata “In clima di cambiamento. Sfide climatiche nelle Aree Protette: strategie e pratiche di adattamento”, evento organizzato da Legambiente e dal Parco Nazionale delle Cinque Terre - PN5T.

Con un po' di emozione e tanto lavoro, gli operatori del Parco hanno avviato Linee Guida strategiche e buone pratiche di comportamento, in un territorio particolarmente vulnerabile, grazie a un progetto europeo. E la presentazione si è tenuta a Roma e non in Liguria proprio a sottolineare la natura di progetto pilota dell'iniziativa.



Le Cinque Terre, costantemente sotto i riflettori per l’eccesso di turismo e conseguente impatto sull'ecosistema, tra i più fragili e delicati d'Italia, si propongono come avanguardia nella sfida ai cambiamenti climatici nell’ambito del piano europeo STONEWALLFORLIFE, finanziato dal programma LIFE, di cui il Parco è capofila, con il contributo scientifico della Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), che ha lavorato alla realizzazione in collaborazione con Legambiente. Ad aprire l’incontro Lorenzo Viviani, Presidente del Parco; sono seguiti i saluti istituzionali di Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente, Claudio Barbaro, sottosegretario di Stato MASE e Donatella Bianchi, già Presidente del WWF Italia e del Parco.



Il progetto STONEWALLSFORLIFE ha lo scopo di dimostrare come l’antica tecnologia dei muri a secco possa essere usata in maniera efficace per migliorare la resilienza del territorio ai cambiamenti climatici. Consiste nel recupero e mantenimento dei terrazzamenti e delle relative opere di regimazione idraulica, a protezione dagli effetti degli eventi meteorologici estremi. Comprende anche un importante aspetto sociale: corsi didattici per la formazione di manodopera specializzata nella posa e nel mantenimento dei muri rivolti a disoccupati, migranti e categorie svantaggiate.

Il Piano di Adattamento climatico, oltre a fornire strumenti operativi e strategie di gestione, è un’opportunità per stringere un patto con le nuove generazioni, attraverso strumenti di programmazione del territorio con un orizzonte di medio e lungo periodo. Il primo intervento prevede il recupero di 6 ettari di terrazzamenti a Manarola, nel comune di Riomaggiore, all’interno del Parco delle Cinque Terre.


(Pulizia e ripristino dei muri a Manarola)


I partner dell’iniziativa sono la Fondazione Manarola Cinque Terre Onlus, che già è direttamente coinvolta nelle attività di mobilitazione sul territorio; Legambiente e il Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Genova, che garantisce la raccolta dei dati necessari e il monitoraggio delle varie azioni.

Patrizio Scarpellini spiega l’importanza del Piano di adattamento climatico: avrà l’obiettivo di contrastare l’abbandono del territorio, di favorire la continuità delle comunità locali mantenendo vivo il legame tra uomo e ambiente, e di assicurare la trasmissione delle conoscenze e delle pratiche agricole tradizionali alle future generazioni.

Il Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici - PNAAC è stato approvato nel dicembre 2023, dopo un iter di 6 anni, con il duplice obiettivo di istituire una governance nazionale e di fornire un indirizzo per le azioni di adattamento al cambiamento climatico.

Nella pagina ufficiale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – MASE – si legge: “La finalità del Piano è contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentarne la resilienza.”


(La presentazione del Piano di adattamento climatico)


Il settore con più misure dedicate è quello delle foreste, seguito dall'emergenza dissesto e dalle risorse idriche, l'energia e l'agricoltura. Tutte queste azioni necessitano di finanziamenti. Nel testo del PNAAC vengono elencate alcune risorse potenziali: programmi europei, come Life o il meccanismo europeo di protezione civile - Urban Initiative Action - ma anche una serie di fondi nazionali a cui si aggiungono eventuali programmi regionali e locali. Se i fondi necessari saranno stanziati, dipenderà dalla volontà politica di farlo.

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