A23a è l’iceberg antartico più grande del mondo: una montagna di ghiaccio con una superficie di quasi 4.000 chilometri quadrati, poco meno del Molise, 400 metri di spessore, alla deriva al largo dell’Antartide. È un iceberg molto vecchio. Il distacco dalla piattaforma Filchner-Ronne - che all’epoca ospitava una stazione di ricerca sovietica - risale al 1986. Mosca inviò una spedizione per rimuovere l’equipaggiamento, temendo che andasse perduto, ma l’iceberg non si spostò molto dalla costa, rimanendo ancorato sul fondale del mare di Weddell per più di tre decenni. Lo rese noto l’agenzia Reuters, citando quanto riportato dal mondo scientifico.
Solo nel 2020 l'iceberg ha iniziato il viaggio verso l’Oceano Meridionale, temporaneamente ostacolato da un fenomeno oceanico noto come ‘colonna di Taylor’, un vortice causato da montagne sottomarine che creano correnti circolari. Successivamente la corrente circumpolare antartica lo ha incanalato lungo un percorso noto come ‘vicolo degli iceberg’. Un lungo viaggio durato 39 anni e un percorso di oltre 2000 chilometri a nord, fino a fermarsi, il primo marzo 2025, al largo dell’isola della Georgia del Sud a est delle isole Falkland. Lo ha annunciato il British Antarctic Survey.
Le correnti oceaniche hanno già trasportato altri iceberg imponenti in questa stessa regione. Da quando si è incagliato, A23a ha perso pezzi, piccoli frammenti di ghiaccio che è possibile vedere nelle immagini satellitari. Non è chiaro se la forte corrente lo intrappolerà lì mentre si scioglie e si sgretola, oppure girerà a sud dell’isola come hanno fatto altri iceberg in passato. Nel frattempo, i satelliti lo terranno d’occhio e ne monitoreranno lo scioglimento.

Queste terre australi, quasi disabitate, ospitano una delle più grandi concentrazioni di biodiversità marina al mondo: milioni di pinguini reali, macaroni (crestati con ciuffi gialli), gentoo (dal becco arancione e testa nera), tra le più numerose del pianeta, foche ed elefanti marini, che trovano rifugio lungo le spiagge.
La presenza di A23a potrebbe causare grossi problemi se si arenasse nell’isola: bloccherebbe il loro accesso al mare e con la sua mole potrebbe interrompere i consueti percorsi di foraggiamento. In questo periodo dell’anno è da poco terminata l’estate antartica, che va da ottobre a febbraio, gli animali si sono riprodotti e le colonie sono particolarmente vulnerabili.

A fine 2023, le immagini satellitari hanno rivelato che l’iceberg aveva iniziato nuovamente a muoversi e disgregarsi. Non è più un grande blocco immacolato; si notano caverne lungo i bordi e si stima che abbia ridotto la sua superficie a 3.200 chilometri quadrati e 300 metri di spessore, per capirci come la Valle d’Aosta.
Cosa c’è da aspettarsi dalla fusione di A23a? “Tutti gli iceberg sono destinati a sparire”, ha spiegato alla BBC il biogeografo marino Huw Griffiths, “è molto sorprendente vedere che A23a sia durato così a lungo, perdendo soltanto un quarto della sua superficie”.
Accade regolarmente che gli iceberg si ancorino attorno all’isola, ma se non sono molto grandi non ci sono conseguenze negative per la fauna locale. A23a potrebbe danneggiare anche la pesca e la navigazione, già molto complicata nelle acque antartiche.

Restano da verificare gli effetti a lungo termine. Quando arrivano così a nord, gli iceberg fanno i conti con le acque più calde, con i venti e le correnti. Il progressivo scioglimento di A23a potrebbe rilasciare nell’oceano grandi quantità di nutrienti finora intrappolati nel suo interno. Quando accadrà, sarà possibile osservare un alone verde dovuto alle fioriture di fitoplancton, alla base della catena alimentare marina, che aumenterà la disponibilità di cibo per molte specie. Tuttavia, un cambiamento così drastico nella composizione delle acque potrebbe favorire alcune specie rispetto ad altre, destabilizzando l’intero ecosistema marino.
Le maree continueranno a spingere questa gigantesca lastra di ghiaccio, facendola urtare a più riprese sulla piattaforma continentale, il che spazzerà via piccole creature come coralli, spugne, lumache di mare. Ma questa, spiegano gli esperti, è una fase normale del ciclo di vita dell’ecosistema.
Le cause del distacco di A23a restano oggetto di dibattito. Alcuni scienziati ritengono che si tratti di un fenomeno naturale, legato al normale ciclo di crescita e frattura delle piattaforme glaciali; altri ipotizzano che il cambiamento climatico, innescato dalle emissioni di combustibili fossili, abbia accelerato il processo. Sebbene le condizioni attuali di A23a siano stabili, restano le preoccupazioni per le potenziali conseguenze dello scioglimento.