In un modo o nell’altro, tutti noi abbiamo avuto modo di toccare con mano come lo sviluppo tecnologico stia creando utilizzi innovativi di materiali antichi e già conosciuti. Il telefono cellulare più comune è un condensato di tecnologia i cui componenti comprendono, ad esempio, rame, alluminio e oro; gli stessi componenti delle pentole, dei coperchi e dei gioielli delle nostre nonne. Su queste pagine di foglieviaggi.com abbiamo già trattato di cosa stia accadendo in molte catene di produzione (supply chain) strategiche e nei rispettivi mercati. Soprattutto per quanto concerne i minerali rari. Distratti dalle festività natalizie, ai più sarà sfuggito che dal 2 gennaio 2025 la Cina ha posto limitazioni alle proprie esportazioni di tutti i prodotti e semilavorati che possano avere un “doppio utilizzo”, civile e militare. Queste categorie comprendono i microchip, ma anche i cavi elettrici.
Per essere più espliciti, e a scanso di ogni possibile equivoco, il Ministero del Commercio cinese ha aggiunto una trentina di società alla lista delle “società inaffidabili” (“China's Unreliable Entity List”). Se controllate, vedrete elencate tutte le società attive nei settori aerospaziale e militare degli USA (fonte: globaltradealert.org). Questa risposta è possibile solo grazie al dominio che la Cina esercita in tante catene di produzione (supply chain). C’è da chiedersi se ce n’è una dove non sia così. Vi è un minerale raro, anzi rarissimo, la cui rarità è ciò che lo ha reso prezioso, anzi preziosissimo: il diamante. Tante cose sono cambiate da quando Marilyn elogiava l’amicizia tra donne e diamanti. Davvero tante. Come il petrolio, il gas, l’oro o altri minerali, i diamanti sono un dono generato dalla Natura. Sono stati formati circa 3 miliardi di anni fa in seguito ad elevatissime temperature e pressioni che si verificavano a circa 200 chilometri di profondità della crosta terrestre. La risalita di magma ha portato in superficie queste formazioni cristalline, che l’uomo poi ha imparato a maneggiare per dar loro la forma e lucentezza, come quelle che conosciamo.
Le miniere sono distribuite in più parti del globo. Il maggior numero si trova in Africa, e in particolare in Sud Africa. Il lavoro in miniera è sporco e pericoloso. Che si tratti di diamanti o di carbone, infilarsi in stretti cunicoli poveri di ossigeno a decine o centinaia di metri sottoterra non è da tutti, né per tutti. Due i fattori che spingono a questo tipo di lavoro: la fame o le armi. Dalla fine del 1800 i due fratelli De Beers hanno rappresentato l’industria globale dei diamanti. Più che rappresentato, l’hanno creata e controllata. Regolando le quantità estratte governavano, di conseguenza, i prezzi di mercato. Ma la quota di mercato, una volta del 90%, è gradualmente scesa al 25%; la società è stata coinvolta in diversi scandali; la proprietà è passata di mano; e hanno persino diversificato l’attività, operando anche nel settore dei diamanti artificiali.

Il settore del lusso è spinto da una propensione al consumo che esula dai canoni della “razionalità del consumatore”. È un settore anche poco sensibile al prezzo. O almeno lo è fintanto che “l’esclusività” dell’oggetto non venga meno e inizi una diffusione di copie o falsi (look alike) che impongono una continua innovazione dell’oggetto in questione per ricreare le condizioni di esclusività. Come la moda, ad esempio. Ma come è possibile innovare una pietra che la Natura ha impiegato milioni o miliardi di anni a formare? Il diamante industriale viene creato replicando in laboratorio le condizioni fisiche originali. Il risultato è sorprendente e sebbene il prodotto finito sia identico a quello naturale, non è la stessa cosa. Entrando anche nel settore dei diamanti industriali, De Beers sperava di bloccare la caduta dei prezzi delle pietre naturali, a sua volta fortemente accelerato da altri fattori come la pandemia, l’inflazione e un cambio nelle decisioni di acquisto nel più grande mercato di sbocco per i diamanti: ovvero, sorpresa sorpresa, la Cina.
Per comprendere ciò che sta accadendo, bisogna fare una precisazione. Il diamante naturale è il materiale più duro e resistente che ad oggi si conosca ed oltre ad adornare anelli, spille, collane o corone reali è usato anche a scopi industriali per la produzione di abrasivi speciali, macchinari da taglio e trivellazione, nell’elettronica. Estrarre diamanti dal suolo, come qualunque attività mineraria, è un’attività poco ecologica; anzi è distruttiva. Questo spinge molti paesi ad evitare e ad abbandonare ogni attività mineraria, rendendo cruciali le miniere già in attività. Annualmente si estraggono circa 130 milioni di carati dal sottosuolo, pari all’incirca a 26.000 chilogrammi, mentre si producono industrialmente circa 100.000 kg. Il mercato dei diamanti naturali vale circa 9 miliardi di dollari, e oltre che in centro e sud Africa, le miniere si trovano, soprattutto, in Russia, Brasile e Australia. Il più grande produttore di diamanti industriali è la Cina: stiamo parlando di circa il 90% della produzione mondiale (fonte Chinadaily.com).
La storia di questo dominio è la stessa di tutte le altre catene di produzione necessarie nell’industria moderna. Ma se la Cina produce, gli acquirenti principali sono società europee che utilizzano il diamante industriale nella produzione di sofisticati macchinari e per cui paesi come la Germania, Svezia e Italia sono conosciuti. Vale a dire che la Cina svolge un ruolo essenziale affinché altri paesi realizzino i loro (maggiori) profitti. La produzione sintetica di un diamante richiede tecnologie che nel tempo si sono sviluppate in modo inaspettato appena 50 anni fa e oggi si riesce a produrre un diamante anche a seconda dell’uso specifico che se ne deve fare, al punto che nella gioielleria si possono produrre diamanti “su misura”. Questo livello di sofisticazione industriale ha radicalmente modificato quel mercato che DeBeers per decenni ha dominato. Nonostante ogni azione di contrasto al calo dei prezzi, il prezzo di un diamante naturale rimane, all’incirca, il doppio rispetto all’equivalente in carati dell’industriale, per cui i volumi di acquisto sono molto inferiori e in continuo calo, sempre influenzati dai cicli economici.

Le dimensioni del mercato cinese rimangono importanti, soprattutto per DeBeers. Un loro rapporto del 2023 (Diamond Insight) ha evidenziato che le donne “millennial” cinesi (tra i 26 e 41 anni di età) con un reddito medio mensile di 4.000 euro restano desiderose di ricevere un diamante naturale in regalo. Tuttavia vi è un divario tra quanto viene dichiarato in indagini di mercato e quanto invece viene realmente acquistato. Se si può nascondere se un diamante è naturale o meno, le dimensioni non mentono e un diamante industriale da 10 carati brilla di più di una pietra naturale di 5. Come dire, vorrei una pietra naturale ma mi accontento di una artificiale. Infatti, secondo la cultura cinese, è da sciocchi spendere tanto per un oggetto il cui equivalente costerebbe di meno, il che elimina ogni giustificazione del perché acquistare un diamante naturale al posto di uno industriale. A questo effetto deprimente della domanda va aggiunto che i matrimoni ufficiali registrati nel 2022 si sono dimezzati rispetto a dieci anni prima, passando da 13,5 milioni nel 2013 a 6,8 milioni (fonte Statista). Conseguentemente sono anche calate le vendite di anelli di fidanzamento. E così al posto del diamante è in notevole crescita la gioielleria in oro, visto sempre più come strumento di investimento, e settore in cui, è inutile dirlo, la Cina svolge un ruolo altrettanto fondamentale nella supply chain.
Se De Beers ha coniato anni fa lo slogan commerciale “un diamante è per sempre” è evidente a tutti come anche questo mito sia crollato e nulla più “è per sempre”. I fratelli fondatori hanno da tempo venduto la società, e da maggio del 2024 la proprietà sta cercando acquirente. La lezione più importante da trarre, comunque, non riguarda tanto come sia potuto cadere un impero industriale quanto invece come la storia recente di un paese abbia stravolto e sia in grado di stravolgere lo status quo economico, finanziario e industriale del mondo intero. In questo la Cina sta impartendo lezioni a tutto spiano.