Il tempo sembra essersi fermato a Bratislava. Il Korzo, il centro storico interamente pedonale della piccola capitale incastonata nel cuore della Mitteleuropa, ha mantenuto intatto il fascino impressogli da secoli da storia. Con le sue stradine medievali, la torre di San Michele, le casette dai delicati colori pastello, le chiese dai pinnacoli aguzzi, i palazzi dai ricami rococò o dalle severe linee neoclassiche, la città slovacca protesa sul Danubio, rimasta miracolosamente fuori dalle rotte più battute del turismo di massa, sorprende per la sua tranquilla bellezza, priva di ostentazione. Nella luce invernale i tetti innevati e le cime argentate degli alberi risplendono creando un’atmosfera rarefatta un po’ fiabesca. Del resto non l’ha detto anche papa Francesco che “la Slovacchia è una poesia”?

Come uno spiritello beffardo da un tombino si affaccia il picaro locale Čumil per spiare sotto le gonne delle passanti mentre sulla piazza centrale (Hlavné námestie) il bell’Ignazio (Schӧne Náci) è immortalato nel gesto di donare fiori alle donne e dolciumi ai bambini. È una passione nazionale quella delle statue bislacche che spuntano qua e là, come il soldato napoleonico appoggiato a una panchina o i quattro bambini che fanno pipì (in concorrenza con il più celebre Manneken-Pis di Bruxelles) e altre ancora. Le bizzarrie non finiscono qui perché Bratislava (nota anche come Preßburg o Pozsony) può vantare il bizzarro primato di essere stata, per ben due secoli e mezzo (dal 1536 al 1784) la capitale di un altro stato: l’Ungheria.

Sul suo territorio si sono succeduti nei secoli i celti (che l’hanno fondata anche se il primo insediamento locale risale al neolitico), i romani, gli avari, gli slavi e i magiari. L’attuale stato slovacco che ne ha fatto la sua capitale è relativamente giovane in quanto risale al 1993, quando avvenne la scissione della Cecoslovacchia. Nel centro storico la “Casa del pastore”, una minuscola costruzione d’angolo (la più stretta d’Europa, secondo la leggenda), ospita un suggestivo museo degli orologi. Le stradine di impianto medievale sono punteggiate da caffè storici che rivaleggiano con i loro omologhi viennesi per l’atmosfera del periodo asburgico e un’offerta estremamente ricca di torte, come il caffè Meyer sulla piazza centrale, perfetto per bere un tè o una cioccolata calda guardando scorrere attraverso i vetri la vita della città. Bellissimo anche il caffè Maximilian, in puro stile liberty e con decorazioni à la Mucha, che si caratterizza per la nonchalance con cui le signore che lo gestiscono ignorano i clienti e per la laboriosità con cui i ragni intessono le loro ragnatele calandosi dal soffitto.

Invece dei soliti souvenir kitsch pseudolocali fabbricati a Taiwan, diversi negozi del centro propongono prodotti di artigianato del posto, soprattutto in ceramica, realizzati con gusto e grande originalità (il più bello è Twigi). Inerpicandosi per stradine strette e tortuose, tra bastioni e giardini si giunge al castello che domina la città offrendo una vista magnifica sul centro storico e sul Danubio. Nella sua corte interna d’estate si svolge un festival teatrale dedicato ai drammi shakespeariani.

Meno suggestivo è il quartiere più moderno di Bratislava costruito sulle due rive del Danubio. Sul ponte nuovo (il cosiddetto ponte SNP) svetta un padellone costruito sulla cima di una torre di ferro a 95 metri di altezza da tutti chiamato UFO. In sé e per sé è un orrore ma il panorama che si può vedere da lassù è invece notevole… L’angolo più speciale di Bratislava è fuori dalle mura del nucleo più antico dove si trova un indimenticabile edificio in stile liberty: la chiesa blu o azzurra (Modrý Kostolík) in cui amano sposarsi le coppie slovacche. Singolare per il colore e la concezione, la chiesa (il cui vero nome è Sant’Elisabetta) è un capolavoro dello stile Sezession (Liberty), dall’architettura ardita e delicata al tempo stesso.

Una visita fuori porta s’impone, d’estate in battello, d’inverno in autobus di linea, per recarsi alle rovine del castello di Devín. In un luogo strategico, alla confluenza del Danubio con la Morava, si ergeva la fortezza che ha visto succedersi molte dominazioni prima di soccombere alle armate napoleoniche. Oltre alla posizione spettacolare a strapiombo sul Danubio e al fascino romantico dei luoghi in rovina, Devín si segnala per la sua importanza storica per il mondo slavo: è qui che si fermarono Cirillo e Metodio, i due monaci bizantini provenienti da Tessalonica chiamati a evangelizzare i popoli slavi, che inventarono l’alfabeto cirillico e proprio qui, tra le mura della roccaforte, istituirono una scuola per insegnarlo.

Sia Bratislava che Devín si trovano sul percorso della Via Cirillo-Methodiana, un itinerario creato lungo le tracce dei due apostoli ricostruendone meticolosamente il cammino in tutte le sue tappe e che si snoda tra monasteri, castelli, chiesette romite, borghi, città e paesaggi di grande interesse. Il tratto slovacco si estende per circa 350 chilometri e si ricollega al resto dell’itinerario che attraversa la Grecia, la Turchia, la Macedonia del Nord, l’Albania, l’Italia, l’Austria, la Repubblica ceca e la Polonia per un totale di oltre 4200 chilometri. Una nuova possibilità si offre a chi volesse uscire dai sentieri già molto conosciuti del cammino di Santiago e della via Francigena e vivere una nuova esperienza di cammino. Un bel sito fornisce tutte le informazioni necessarie per incamminarsi (consultabile all’indirizzo: www.cyril-methodius.eu). Pronti per la partenza?