Il Sauvignon Blanc è dopo lo Chardonnay il vitigno bianco più presente al mondo; e ancor più del primo racconta le possibilità legate non solo al territorio quanto al savoir faire, all’approccio sulla vinificazione. Per una realtà come Les Grands Chais de France della famiglia Helfrich, che in 40 anni ha raggiunto il mondo dall’Alsazia, diventa particolarmente interessante l’esplorazione. Così in una Master Class organizzata a Bologna ha proposto un confronto tra Vecchio e Nuovo Mondo dove ci sono, rispettivamente, innanzitutto la Francia, ma poi regioni come il Friuli e, dall’altra parte, in particolare la Nuova Zelanda, il Cile, il Sud Africa e la Moldova, ogni paese con un suo stile o più stili a confrontarsi. In Cile ad esempio, anche per assecondare la differenza climatica, si riconoscono abbastanza bene uno stile più continentale e uno più oceanico, come avviene anche in Sud Africa. Il Vecchio Mondo invece a grandi linee vede confrontarsi uno stile blend confrontabile con il taglio Bordolese, che spesso associa il Sauvignon Blanc al Sémillon, a uno più affilato e netto come quello della Loira.

La nostra passeggiata inizia con Château Bois Chantant a Bordeaux, la seconda patria del Sauvignon, la zona a nord di Saint-Émillon, sulla riva destra del fiume, dove la famiglia Helfrich ha 40 ettari vitati. Qui il Sauvignon è prodotto in purezza, allontanandosi dallo stile tipico bordolese con una tendenza crescente. Siamo in presenza di terreno con calcare misto a marna con risultato che evidenzia la parte citrina, il pompelmo in particolare, sentori tipici dele vitigno e un tocco di sale apprezzabile. La vinificazione è tradizionale con affinamento su fecce fini e l’influenza del rovere, riconoscibile. Il tocco di legno è però morigerato, anche se presenta un tono piccante e speziato che rende questo vino d’ingresso, accogliente. Siamo in presenza di un Sauvignon agile rispetto a quelli più oleosi del Friuli.
La seconda tappa ci porta in Sud Africa con Neetlingshof, in una regione dove - con l’11,8 della superficie vitata con uve bianche - è secondo dietro lo Chardonnay. Siamo di fronte a un vino più corposo e viscoso perché sono vigne più vecchie su un terreno con granito decomposto per lo più e un po’ di scisto. Il risultato è un vino abbastanza sfaccettato. Al naso è riconoscibile il sentore fumoso che caratterizza tutte le varietà in Sud Africa, quasi come un marchio del territorio. Nota di sale spiccata, carattere aromatico più spinto e buona complessità che in parte sorprendono rispetto alla tendenza che è affermata nel cosiddetto Nuovo Mondo.

Arriviamo in Cile con Las Niñas, dove la famiglia Helfrich è presente dal 2021, nella Valle di Apalta, molto vicini al mare. Il terreno è granitico, la tessitura limoso-sabbiosa e qui è importante proteggere le uve dal sole diretto. Intenso, aromatico con pirazina, molecola che dà un sentore pungente di peperoncino, peperone verde e, in questo caso, anche ananas un po’ acerbo, che conferisce un sentore tropicale ma non carico. Ci sono anche note tra l’asparago e la buccia di pompelmo.

Infine si torna nella Loira con Les Ombelles a Pouilly-Fumé, per un vino rassicurante che presenta i tratti distintivi del Sauvignon, importante, con buona morbidezza e avvolgenza, note di acquavite e complessità: molto intenso al naso e profondo in bocca, ha una parte agrumata e di frutta tropicale, non troppo carica. Siamo su un terreno di marna e calcare con vinificazione in tini inox per 20 giorni e successivo affinamento su fecce fini per alcuni mesi. La posizione è dirimpetto al Sancerre, dove viene realizzato lo stile più richiesto oggi, ad esempio negli Stati Uniti. Quello che è interessante in termini di mercato - e non vale ovviamente solo per questo vitigno - è che la Francia è riuscita a imporre il nome del territorio prima di quello del vitigno, per cui un cliente chiede una zona in prima battuta, in seconda un vitigno ed è disponibile a sostituirlo con un altro dello stesso luogo.
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