PINOT NERO
IL VITIGNO
DAI TANTI
CLONI

Un viaggio in Borgogna con una tappa trasgressiva in Germania per il Pinot Noir, vitigno che più di ogni altro al suo interno presenta molti cloni e altrettante identità. Si fa presto dunque a dire Pinot Noir, vitigno che segna la trasparenza per il terroir, con una grande versatilità sui diversi terreni e nei diversi paesi. Se la Francia resta la sua patria elettiva, seguono in ordine decrescente dal punto di vista quantitativo, Stati Uniti, Germania, Moldova, Italia, Nuova Zelanda, Australia, Svizzera, Cile e altri. Esistono comunque dei caratteri distintivi e comuni del vitigno, quali tannini non marcati e gentili, antociani meno presenti rispetto ad altri vitigni a bacca nera, sentori di frutta rossa e affinità per il legno e il grappolo intero. Nella nuova geografia del vino la distinzione tra Vecchio Mondo e Nuovo Mondo è abbastanza indicativa anche se la nostra passeggiata si concentra sull’Europa e in particolare sulla Francia, cominciando da Domaine du Bois Noël di Maurice Ecard a Savigny-les-Beaune. Siamo in Borgogna al limite con la Côte de Nuit, con una vendemmia 2022 che presenta una nota pungente, balsamica al naso e una nota pepata, piccoli frutti rossi. In questa regione è proprio il suolo che fa la differenza. È infatti l’origine che comanda. L’annata è stata calda ma generosa nei volumi e in queste condizioni sono proprio i Domaine emergenti che ne beneficiano. Siamo in presenza di un vino Village, fine, pulito e delicato che dalle temperature elevate ha ricevuto una spinta.

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(I diversi cloni del Pinot nero)

Il viaggio francese continua nel Jura con Vieilles Vignes di Marcel Carbelier a Côte du Jura, regione non protagonista per questo vitigno che offre un vino pungente, balsamico, con frutti neri, un sentore al naso meno definito del precedente e inaspettati tannini evidenti e ispidi. Dopo un 2021 tragico – ben tre produttori della zona si sono suicidati – in questo angolo di Francia il 2022 è stata una buona annata con alternanza di sole e pioggia quando serve e una stagione lunga.

Torniamo in Borgogna a Chartron et Trébuchet, dal 2016 di Helfrich con Gevrey Chambertin e il premier Cru “Lavaux-Saint-Jacques”, sempre annata 2022, la denominazione più prolifica, quasi un Grand Cru mancato e con affinamento in botti locali da 228 l, dette localmente pièces, tutte realizzate con legni locali, stagionati. Il vino risulta preciso al naso, lasciando emergere già una parte matura, propria di un’annata calda, e un’altra ancora da venir fuori, dal cuore salato e teso.

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(Da sinistra i Pinot noir in ordine di servizio)

L’arrivo è in Germania con Black Forest Private Winery, annata 2019 – che fu spettacolare in Italia, buona in Borgogna ma non foriera di prodotti longevi – un vino definito ‘sacrilego’ dal degustatore, sia perché la zona di Baden, vicina all’Alsazia, non offre in genere grande espressività nel Pinot Noir come anche la vicina francese; sia per l’aggiunta di una parte di Merlot, per dare maggior corpo al vino, sottolineandone la parte tannica e il fruttato rosso. Il tocco tedesco dell’affinamento in legno ha un sentore bagnato e affumicato perché viene usato in modo opposto rispetto all’impiego in Italia - dove vi si ricorre per smussare ruvidità, arrotondare – finalizzato a potenziare il vino conferendogli un sentore di tostatura media e leggera.



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